In un rapporto tossico, c’è sempre una netta distinzione tra vittima e carnefice, oppure le parti si alternano? Credo che OBSESSION di Curry Baker (uscito prima a Toronto nel 2025 e poi con distribuzione internazionale nelle sale questo maggio 2026) riesca a rappresentare perfettamente questa dinamica.

Il film narra di Bear Bailey, un introverso ed impacciato ragazzo, che è innamorato di Nikki, la sua amica d’infanzia, oggi anche sua collega commessa in un negozio. Bear ha enormi difficoltà non solo a rivelarle ciò che prova ma anche a gestire la sua ossessione verso di lei. Un giorno, comprandole un regalo, acquista un “salice dei desideri” che garantisce l’esaudirsi di un solo desiderio spezzandolo. A seguito di un’altra serata in cui non è riuscito a comunicare apertamente il suo interesse per Nikki, Bear esprime il desiderio che lei “lo ami più di chiunque altro al mondo” e di colpo Nikki inizia a mostrarsi interessatissima al nostro ragazzo. Ma col passare del tempo, quello che inizialmente era un rapporto idilliaco si trasforma in un rapporto ossessivo da parte della ragazza sfociando nell’orrore.

Questo è il secondo film di Curry Barker, costatogli non più di un milione di dollari. Un budget veramente basso ma, nonostante ciò, come i registi più interessanti, è riuscito a donarci un film girato benissimo, con una messa in scena coinvolgente e a tratti non banale, dimostrando una notevole tecnica.

Il film ha le caratteristiche di una commedia romantica che sfocia, grazie alla bellissima idea del salice dei desideri, nell’horror soprannaturale con piccole venature comedy. Questo sicuramente perché Barker viene dalla commedia, in quanto faceva parte di un duo comico sul canale YouTube “that’s a bad Idea”; ma anche perché lavorando sul tema dei rapporti tossici, può venire naturale creare situazioni paradossali che in un primo momento possono suscitare il riso data l’assurdità. Alcune situazioni di questo tipo sono veramente geniali: è veramente tanta roba mettere in scena il modo di dire “ha gli occhi solo per lui”, bloccando l’attrice con un sorriso e uno sguardo fisso per molti secondi, generando un momento esilarante, per poi sfruttare l’attesa della scena successiva, o già solo un movimento di macchina, che cambia la prospettiva e ci catapulta nell’orrore.

Altre interessanti situazioni, per cui si potrebbe ridere sul momento, per poi elaborare dopo quanto possa essere disturbante, non sono poi dissimili dalla realtà, come urla eccessive, pianti improvvisi e sbalzi d’umore. Tutto questo funziona alla grande, tant’è che la mia esperienza in sala è stata positiva, vista l’attiva partecipazione delle numerose coppie, che riconoscevano scherzosamente dei tratti nel partner. A tratti, pensavo di vedere un film con approccio neorealistico piuttosto che un’opera di totale fantasia.

Per quanto riguarda la messa in scena dei momenti più orrorifici, c’è da dire che Barker ha superato brillantemente la prova nel non cadere nel ridicolo. Negli horror non è facile gestire, ad esempio, i movimenti innaturali degli attori, ma Barker riesce incredibilmente a suggestionare con dei movimenti in reverse e l’utilizzo delle ombre, in un contesto ancora più complesso, considerando che c’è una voglia di proporre scene che possano suscitare sia il riso che l’inquietudine. Non dimentica di inserire anche un po’ di splatter che, seppur telefonato in qualche momento, è talmente ben messo in scena che funziona benissimo. Questo giovane regista, per me, è riuscito dove molti mestieranti hanno spesso fallito, a budget altissimi.

Oltre a questo, c’è stata sicuramente un’ottima prova degli attori: bravo Michael Johnston che interpreta Bear, il protagonista impacciatissimo, un po’ sopra le righe, ma il giusto per creare un personaggio un po’ fastidioso per le situazioni che va a generare. Bravissimo Cooper Tomlison nel ruolo dell’amico Ian, che riesce a rendere benissimo nei momenti di pura commedia; non a caso fa parte del duo comico con Barker. Ma la prova davvero ottima è di Inde Navarette, nel ruolo di Nikki, che fa un lavoro enorme nel creare un personaggio attraverso il quale vengono veicolate la maggior parte delle sensazioni contrastanti di cui sopra. È infatti bravissima nel gestire il suo personaggio come se appartenesse a film diversi: è la ragazza dei sogni della commedia romantica all’inizio; in seguito, è la ragazza innamorata e ossessiva della commedia che si comporta in maniera non convenzionale; poi trasforma la stranezza delle sue azioni in un qualcosa che ha commesso un personaggio da film horror, fino a tirare fuori, in determinati momenti, un personaggio femminile che chiede di essere salvata (in questo caso direi “liberata”). Assolutamente credibile e non facile da realizzare, attrice da tenere d’occhio.

Chiaramente, molti meriti vanno alla scrittura del film da parte dello stesso Barker. La sua capacità registica è al servizio di una storia che nella sua semplicità riesce ad analizzare perfettamente le dinamiche dei rapporti tossici. Se ad un primo sguardo sembra piuttosto evidente che la maggior parte degli atteggiamenti tossici e violenti siano attribuibili a Nikki, anche perché narrativamente lei è il personaggio posseduto, credo sia importante far notare allo spettatore di come anche un personaggio mite come il nostro Bear sia in realtà tossico, e a pensarci bene, credo sia anche peggio.

Come ho cercato di far intendere nella sinossi, Bear non è un personaggio concepito come la vittima innocente, ma come anche lui un ossessionato. Non è un caso che all’inizio della pellicola ci viene mostrato piangente sul letto a scrollare le foto della ragazza che gli interessa da anni, dopo essere stato l’artefice di un incidente, causato dal suo dissociarsi dalla realtà. Così come non è un caso che poco prima dell’incantesimo ha provato a corteggiare Nikki comportandosi in maniera errata, finendo per offendere l’oggetto del suo desiderio. Ho definito oggetto Nikki perché per Bear ormai non conta Nikki come persona ma come un oggetto da possedere. Ricorrere al salice in extremis, annulla completamente Nikki come individuo e ciò costituisce un atto violentissimo. Non vuole più viversi una persona libera pagando lo scotto che possa rifiutarlo, conta solo che lei sia lì con lui al costo di tenerla prigioniera della relazione.

Inoltre, lungo il processo di comprensione dell’atto vile da lui compiuto, Bear, da ragazzo insicuro con bassa autostima, manifesta un meccanismo tipico delle relazioni tossiche: la giustificazione. Per quanto possano colpirlo, non sempre le stranezze e gli atti violenti lo inducono a rompere la relazione, bensì a cercare di salvare e rimediare alle situazioni, minimizzando la gravità degli atti e convincendosi che ci siano delle motivazioni valide.

A mio avviso, la forza del film sta proprio nel non assolvere in senso assoluto nessuno dei due personaggi, proprio grazie alle piccole sfumature che ci mostrano in maniera realistica i tanti aspetti di un rapporto ossessivo.

In conclusione, possiamo dire che OBSESSION è non solo un ottimo horror, tra i migliori dell’anno, ma è anche il trionfo di un cinema indipendente, costato pochissimo e che sta meritatamente avendo successo. È un film che ci ha permesso di scoprire un talentuoso giovane regista, che speriamo non si perda e che possa regalarci altri bei film, magari anche migliori di questo. Come diceva il grande Sergio Leone “i successi non te li perdonano”, quindi il rischio che i produttori possano ingabbiarlo in lavori tremendi, o che possano prendere questa idea del salice dei desideri e farne un franchise dalla dubbia qualità, è dietro l’angolo.

Insomma, a noi resta andare subito al cinema per non perderlo e augurarci che Barker continui sulla sua strada senza intoppi e che, se dovessero pensare a un franchise, lo realizzino con la stessa lucidità e capacità.