Quando si crea un film eccezionale, spesso è difficile rendere in egual misura se si pensa a un seguito. Si finisce per creare una specie di remake del precedente o per esagerare ciò che ha funzionato, e la delusione è dietro l’angolo. Ciò che ho imparato in anni di visione, è che un sequel veramente valido deve offrire un qualcosa di nuovo e solido, col rischio di non prendersi il favore del pubblico che, paradossalmente, si aspetta la solita minestra. Rob Zombie ha ben presente questa regola e col suo secondo film THE DEVIL’S REJECTS (da noi giunto per motivi di marketing col titolo LA CASA DEL DIAVOLO) distrugge ciò che ha fatto con LA CASA DEI 1000 CORPI e ci regala il suo film più bello, il suo capolavoro.

La trama riprende più o meno dopo gli eventi del primo film, a seguito della strage avvenuta: i componenti della famiglia Firefly vengono assaliti dalla polizia, con a capo lo sceriffo Wydell, volto a vendicare il fratello. Dopo il violento assalto, Otis e Baby riusciranno a scappare raggiungendo Capitan Spaulding; comincia così per loro una violenta avventura on the road, in fuga da un tutore della legge che è più temibile di loro.

Già dalla struttura della trama è evidente il cambio di registro. Non vi è più l’alone di mistero attorno alla famiglia Firefly e la sensazione di pericolo dal punto di vista di un gruppo di ragazzi finiti nelle loro grinfie. Tutto è incentrato dal punto di vista dei nostri tre folli serial killer in fuga, in costante movimento, cercando di dominare situazioni difficili improvvisando, in contrasto con la situazione di assoluto controllo che avevano presso la loro dimora nel primo film. Tale situazione offre al nostro regista l’opportunità non solo di non ripetere la stessa storia, ma anche di rilanciare i suoi personaggi e sé stesso.

Se ne LA CASA DEI 1000 CORPI avevamo un Rob Zombie sempre frenetico, grottesco e maggiormente citazionista, qui mostra maggiore maturità, alternando la frenesia dell’azione e della violenza con tempi più dilatati, con riprese ambientali e sui personaggi che trasmettono un senso di desolazione e sofferenza. Sparisce ciò che è cartoonesco e sovrannaturale (niente più Doctor Satana) e l’efferatezza diventa cruda, tangibile. La tecnica resta eccelsa e sempre ispirata, basti pensare alla devastante sparatoria ad inizio film, alla tecnica dello split screen e alla scena in cui vediamo la fuga di una ragazza che indossa una maschera fatta col volto di un uomo, che è veramente incredibile. I momenti più veloci e violenti in un contesto così realistico rendono il film più disturbante del precedente.

Non mancano, ovviamente, alcune cose già care a Rob Zombie, come citare in piccola parte i film del passato e fare un sostanzioso uso di canzoni nel suo film, come Midnight Rider degli Allaman Brothers Band, Free Bird dei Lynyrd Skynyrd e Seed Of Memory di Terry Reid, giusto per citarne alcune. Ma è interessante notare, a proposito dei brani presenti nel film, che in questo caso non vi è alcun brano scritto ed eseguito dal nostro regista/musicista. Dichiarerà in un’intervista, infatti, che preferisce usare grandi canzoni di importanti musicisti e band, piuttosto che inserire un brano fatto da lui, che sarebbe un elemento di distrazione, dovendo giudicare anche la sua performance. Persino la colonna sonora originale è targata Tyler Bates. Ne LA CASA DEI 1000 CORPI fu indotto a creare dei brani appositi per ammortizzare i costi di produzione. A noi quei suoi brani piacciono da morire, ma queste dichiarazioni non fanno che emergere ulteriore la stima per un artista eclettico, che dimostra maturità ed umiltà, senza scadere nell’autocelebrazione.

L’ottima regia, poi, è al servizio di una sceneggiatura, sempre di Zombie, veramente eccellente, la quale offre non solo uno sviluppo interessante dei personaggi, ma anche un maggiore focus sulle dinamiche sociali che nel film precedente erano più difficili da cogliere. Analizzando i personaggi che già conosciamo bene, il trio in particolare assume una veste ben diversa da prima, creando un qualcosa che è a cavallo tra la continuità e il reboot della personalità. Capitan Spaulding, sempre interpretato dal grandissimo Sid Haig, per buona parte resta invariato, alternando sempre quei momenti in cui è esilarante e quelli in cui risulta aggressivo, ma oltre ad avere maggiore spazio nella storia, vediamo che assume un ruolo più paterno verso gli altri due componenti, redarguendo e proteggendo al contempo sia Otis che Baby. A proposito di Baby, interpretata dalla moglie/musa del regista, Sheri Moon, in parte resta sempre la violentissima e disinibita componente della famiglia Firefly, ma se nel precedente era più marcato il lato fanciullesco della nostra, qui è più evidente il carattere maturo e lucido, evolvendo così il personaggio donandogli molteplici sfaccettature.

Ma forse il personaggio che ne esce maggiormente rivoluzionato è quello di Otis, con un Bill Moseley in formissima. Se nel precedente era “l’artista incompreso” dalla società, oscuro e folle, qui subisce un reboot quasi totale: esteticamente ci appare con una lunga barba e abiti sporchi. Non è più una sorta di “signore oscuro”, bensì un folle capofamiglia, stratega e spesso iracondo. La sua “arte” viene sicuramente mostrata, ma in maniera meno ricercata, più improvvisata e soprattutto meno centrale per la caratterizzazione del personaggio. Persino le sue battute ad effetto sono meno predominanti, ma forse sono più memorabili, arrivando a citare persino la Famiglia Manson. Tutto ciò contribuisce ad un equilibrio che porta anche questo personaggio su un altro livello, funzionale al racconto.

In generale, possiamo notare una misura nella caratterizzazione dei personaggi che permette a Rob Zombie di esplorare meglio il rapporto tra loro e la loro individualità. Tre individui in lotta con la solita società benpensante che si pone come superiore, ma che in realtà è anche peggio. Basti pensare ai personaggi del gruppo country che i nostri incontrano in un motel, i quali sono sessisti, discriminanti e prepotenti verso i più deboli. Ma il lavoro incredibilmente sovversivo che fa Rob Zombie è quello di farci inevitabilmente provare empatia verso i tre killer e i loro amici, mettendo in cattiva luce lo sceriffo.

Come nuovi amici del trio spicca Charlie Altamont, proprietario di un bordello e fratellastro del Capitano, interpretato da un divertentissimo Ken Foree, il quale ha un ruolo importante per lo sviluppo degli eventi oltre che per i momenti più esilaranti. Mentre dall’altra parte c’è il personaggio dello sceriffo Wydell, del bravissimo William Forsythe, che determinato a compiere la sua vendetta, si lascia sempre più avvelenare da essa, al punto da diventare più efferato e pericoloso dei Firefly; basterebbe già come si pone verso Mother Firefly, interpretata stavolta da Leslie Easterbrook. Questo contrasto è il vero punto interessante del film: lo sceriffo ritiene giusto che il trio muoia nel peggiore dei modi a qualsiasi costo, anche ingaggiando due tagliagole (uno dei due è il grande Danny Trejo). Non è solo la violenza in sé a renderlo temibile ma il potere, in quanto, essendo il tutore della legge, dispone di armi, uomini e quindi risorse per compiere atrocità. Lo sceriffo incarna perfettamente il contorto spirito della legge americana, la quale contempla la pena di morte assistita dai familiari delle vittime, godendo della violenza recata a chi sicuramente ha compito del male, e quello che dovrebbe essere un atto di giustizia, di controllo, di misura, diventa solo atroce vendetta autorizzata dallo Stato.

È importante in questo caso citare il piccolo ruolo per il personaggio di Tiny Firefly (ultima interpretazione per il compianto Mattew McGrory), un uomo deforme, il quale si dimostrerà essere il personaggio più buono e positivo, controbilanciando il ruolo dello sceriffo; ancora una volta un personaggio che incarna l’amore di Rob Zombie verso i freak.

L’intrattenimento assicurato, la regia coinvolgente e la scrittura profonda e straordinaria di questo film, rendono LA CASA DEL DIAVOLO un film imperdibile non solo per gli amanti dell’horror ma per chiunque cerchi una storia americana vera e dura.

Come sempre vi lascio il link per il cofanetto della trilogia curato da Midnight Factory, con al suo interno ulteriori analisi sui film e una marea di contenuti speciali.

Cofanetto Midnight Factory Rob Zombie Boxset: Rob Zombie Boxset (4 Blu-ray): Amazon.it: Malcolm McDowell, Sheri Moon Zombie, Rob Zombie, Malcolm McDowell, Sheri Moon Zombie: Film e TV